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Licenziamento e Cessione del Quinto

06/10/2020
prestiti
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06/10/2020
mano prende un omino di legno fra altri omini di legno

Una delle domande più frequenti che una persona si pone quando decide di chiedere un prestito con Cessione del Quinto è: ma cosa succede se vengo licenziato?

Ricordiamo che la Cessione del Quinto è una particolare forma di finanziamento destinata ai dipendenti di settori pubblici e privati che prevede il rimborso attraverso addebito diretto in busta paga mensile. Quindi questo tipo di prestito risulta strettamente legato all'impiego del richiedente che legittimamente si interroga sul destino della sua cessione del quinto in caso di licenziamento.

Con un contratto di Cessione del Quinto vengono sempre stipulate polizze assicurative a tutela del lavoratore e dell'istituto di credito in caso di licenziamento o fallimento.

Garanzie per i datori di lavoro in caso di licenziamento con Cessione del Quinto in corso

La prima garanzia per i datori di lavoro, in caso di licenziamento di un dipendente con Cessione del Quinto in corso, è la stipula di una polizza assicurativa in grado di coprire i debiti in caso di imprevisti.

Un'altra garanzia risiede nella somma derivante dal TFR, utile a coprire le rate del prestito in caso di licenziamento del dipendente.

Nel caso in cui il lavoratore che è stato sottoposto a licenziamento abbia interrotto il versamento delle rate ma abbia subito trovato un altro impiego, lo stesso sarà tenuto a saldare il debito con la società di assicurazione che ha coperto le rate del prestito con l'istituto di credito.

La polizza utilizzata per questo tipo di eventualità si chiama polizza per perdita di lavoro.

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Cessione del Quinto e Licenziamento per il fallimento dell'azienda

Un licenziamento può purtroppo essere motivato anche da situazioni diverse come ad esempio il fallimento dell'azienda.
In questo caso, quando cioè le motivazioni non sono da imputare al lavoratore bensì ad un fallimento aziendale, del rimborso del debito dovrà farsi carico la società assicurativa.

Se infatti il TFR non dovesse bastare a coprire il debito, sarà la compagnia assicurativa a saldare la restante parte.

Il datore di lavoro però sarà di conseguenza segnalato come cattivo pagatore alla centrale rischi finanziari. Tale segnalazione influirà pesantemente su eventuali richieste future.

In caso di dimissioni, il datore di lavoro versa all'istituto di credito la somma di denaro maturata dal dipendente per non cadere nel rischio di insolvenza.

Se il debito è superiore al TFR, il lavoratore risulterà debitore con la compagnia assicurativa che lo ha coperto. Se il debito risulta inferiore al TFR, al lavoratore verrà pignorato parte dello dello stipendio da parte dell'assicurazione come garanzia per il rimborso.

Non è possibile in quanto il TFR rappresenta per l'istituto di credito un'importante garanzia ai fini del rimborso del finanziamento.